Viva le élite

Lo so che in politica bisognerebbe sempre accettare che la gente sia così com’è e partire da lì (lo dice sempre anche Bersani), e che bisognerebbe far finta di niente di fronte ai congiuntivi sbagliati e ai conflitti d’interesse, agli sguardi ebeti di un ministro e ai conflitti d’interesse del premier. Bisognerebbe sempre ammettere che a sbagliare siamo stati noi. Continue reading “Viva le élite”

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Como: sinistra afasica e cricca lumbard

Anche da noi c’è un pezzo di società (di “ceto medio riflessivo”?) che si sente assediato di fronte a un senso comune che sembra un pack impermeabile a qualsiasi sollecitazione e in grado di anestetizzare anche notizie ed eventi che in altri tempi avrebbero suscitato reazioni corali, uno sdegno generale o quantomeno perplessità diffuse. Continue reading “Como: sinistra afasica e cricca lumbard”

Sinistra sconfitta/ Non ci aiutano le semplificazioni

Riempire con il risentimento e con il rancore un tempo come l’attuale, nel quale abbiamo preso atto delle radici profonde e antiche di una sconfitta che va oltre il risultato di un’elezione disgraziata e in cui tentiamo faticosamente di cercare un senso a una storia che vogliamo continuare a far vivere non mi sembra una buona idea. Continue reading “Sinistra sconfitta/ Non ci aiutano le semplificazioni”

L’unità antifascista è un valore/ No all’estremismo di destra della Lega al governo

Sono giornate in cui la possibilità di esprimersi con lucidità è fortemente ridotta dalla casualità che sembra incombere sul corso degli eventi. È anche per questo che l’epochè degli scettici torna a essere una strategia apprezzabile, piuttosto che una via di fuga. Continue reading “L’unità antifascista è un valore/ No all’estremismo di destra della Lega al governo”

Paulo maiora

Sembra di capire che non si possa fare a meno di parlare della campagna elettorale, della sua conclusione ormai imminente e di ciò che accadrà dopo il 4 marzo. Il rischio, oltre a quello della propaganda, è quello di smarrire il filo logico di una riflessione sulle radici dell’attuale stato delle cose, inseguendo la schermaglia alimentata dalla tempesta quotidiana delle dichiarazioni, dei comunicati, dei sondaggi, dei post sui social, in cui tutti – dico tutti – quelli che scrivono lo fanno ormai per confermare le loro scelte e per cercare di scavalcare gli avversari nella graduatoria dei like. Continue reading “Paulo maiora”

Razzismo liceale

Che cosa è successo alla scuola italiana se – come documenta Repubblica – può accadere che importanti Licei di città importanti cerchino di attrarre studenti con espressioni del tipo: «Tranne un paio, gli studenti sono italiani, e nessuno diversamente abile. Tutto ciò favorisce l’apprendimento» (Classico Visconti, Roma), oppure: «Gli studenti del classico hanno provenienza sociale più elevata. Ciò nella nostra scuola è molto sentito», o ancora: «L’assenza di gruppi particolari (nomadi o provenienti da zone svantaggiate) dà un background favorevole» (Classico D’Oria, Genova)? Non sono solo i contenuti di qualche brochure scritta di fretta in vista degli open day (formula di uso comune ma, si consenta, inutilmente esterofila e stupidamente inespressiva) ma testi ricavati da documenti i cui acronimi sono degni di una sciarada della Settimana Enigmistica. Continue reading “Razzismo liceale”

Lettera aperta a Severino Proserpio

Caro Severino, qualche giorno fa ho letto un tuo post che mi ha fatto riflettere: vi affermavi che saresti ritornato in Italia per votare le liste di Liberi e Uguali alle elezioni politiche ma che avresti espresso invece la tua preferenza per Gori nel voto per il Consiglio regionale. Continue reading “Lettera aperta a Severino Proserpio”

Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi

«Conviene diffidare di tutto ciò che è leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell’esistente». Quando Theodor W. Adorno scriveva queste parole correva l’anno 1944 e dal suo esilio negli Usa – dovuto alle persecuzioni degli amici degli skinhead – osservava sgomento le dinamiche sottilmente totalitarie che si andavano impadronendo delle coscienze dei suoi nuovi connazionali. Da noi, nella vecchia Europa, la liquidazione dei formalismi e delle convenzioni, da lui difesi come uno dei baluardi della dignità degli individui, non era ancora all’ordine del giorno. Nelle foto d’epoca di uomini politici e capitani d’industria, di giornalisti e dirigenti sindacali, tutti sono rigorosamente in giacca e cravatta. Nelle registrazioni dei loro discorsi, talvolta ricorrono circonlocuzioni faticose ma mai banali, la prossemica è contenuta, la battuta è un’eccezione, lo slogan è sempre denso di significato. Continue reading “Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi”