Popcorn finiti/ Tre grazie per la svolta politica

Una decente ecologia della discussione consiglierebbe una certa sobrietà non solo nei toni ma anche nella frequenza degli interventi. Tanto più che la rubrica degli argomenti – e delle emozioni – espressi dopo la conclusione della crisi di governo non sembra presentare vuoti così vistosi da richiedere integrazioni decisive. Continua a leggere “Popcorn finiti/ Tre grazie per la svolta politica”

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Non basta un dormitorio per i sans papier abbandonati dalla politica

Continuo a chiedermi se la vicenda della mozione sull’apertura di un dormitorio pubblico  possa davvero rappresentare uno spartiacque per il futuro della città. Va dato atto ai consiglieri che si sono spesi lodevolmente a suo favore di avere fornito la testimonianza di un’apprezzabile sensibilità etica contribuendo a evidenziare l’insostenibilità di politiche e di atteggiamenti come quelli della giunta di Landriscina e di alcuni pasdaran della Lega rispetto alle tradizioni solidaristiche della città. Continua a leggere “Non basta un dormitorio per i sans papier abbandonati dalla politica”

Invettiva sulla Regione di Formigoni

Sulla carcerazione di Roberto Formigoni è sceso il silenzio. Giustamente, se si parte dal presupposto che si debba portare rispetto sempre e a chiunque, in primis agli avversari politici caduti in disgrazia. Nel Paese di Fabrizio Maramaldo è sempre bene ricordarlo. In modo meno opportuno se si considera invece quanto, nel bene e nel male, la lunga stagione del potere formigoniano abbia segnato in profondità il profilo di Regione Lombardia. Continua a leggere “Invettiva sulla Regione di Formigoni”

Il lascito di Renzo Pigni

Il lascito di Renzo Pigni ci impegna a coltivare lo stesso impegno intransigente a favore dei principi repubblicani, la stessa passione per la politica, lo stesso attaccamento alla sua e nostra città. Farne memoria oggi, sotto l’urto dell’ emozione per la sua scomparsa e l’affiorare dei ricordi delle esperienze condivise, spinge a meditare sulla definizione che dava di se stesso come di un “socialista umanitario”, alieno da qualsiasi rigidità ideologica ed estraneo ad ogni pulsione settaria, ma sempre intransigente nella scelta di stare da una parte: per la democrazia, la giustizia sociale, l’esercizio della politica come spirito di servizio. 

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Una narrazione violenta e truffaldina

La violenza inizia con le parole. Anche le più innocenti, quando vengono utilizzate con una sintassi disonesta, che le piega ad una banalità che ne offende il senso. La mutazione avvenuta nel discorso pubblico si è avvalsa di stereotipi capaci di imporsi a causa di una “naturale” predisposizione di una parte consistente dell’opinione pubblica meno avvertita, che molti di noi non hanno saputo cogliere per tempo.

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Viva le élite

Lo so che in politica bisognerebbe sempre accettare che la gente sia così com’è e partire da lì (lo dice sempre anche Bersani), e che bisognerebbe far finta di niente di fronte ai congiuntivi sbagliati e ai conflitti d’interesse, agli sguardi ebeti di un ministro e ai conflitti d’interesse del premier. Bisognerebbe sempre ammettere che a sbagliare siamo stati noi. Continua a leggere “Viva le élite”

Como: sinistra afasica e cricca lumbard

Anche da noi c’è un pezzo di società (di “ceto medio riflessivo”?) che si sente assediato di fronte a un senso comune che sembra un pack impermeabile a qualsiasi sollecitazione e in grado di anestetizzare anche notizie ed eventi che in altri tempi avrebbero suscitato reazioni corali, uno sdegno generale o quantomeno perplessità diffuse. Continua a leggere “Como: sinistra afasica e cricca lumbard”

Sinistra sconfitta/ Non ci aiutano le semplificazioni

Riempire con il risentimento e con il rancore un tempo come l’attuale, nel quale abbiamo preso atto delle radici profonde e antiche di una sconfitta che va oltre il risultato di un’elezione disgraziata e in cui tentiamo faticosamente di cercare un senso a una storia che vogliamo continuare a far vivere non mi sembra una buona idea. Continua a leggere “Sinistra sconfitta/ Non ci aiutano le semplificazioni”

L’unità antifascista è un valore/ No all’estremismo di destra della Lega al governo

Sono giornate in cui la possibilità di esprimersi con lucidità è fortemente ridotta dalla casualità che sembra incombere sul corso degli eventi. È anche per questo che l’epochè degli scettici torna a essere una strategia apprezzabile, piuttosto che una via di fuga. Continua a leggere “L’unità antifascista è un valore/ No all’estremismo di destra della Lega al governo”

Paulo maiora

Sembra di capire che non si possa fare a meno di parlare della campagna elettorale, della sua conclusione ormai imminente e di ciò che accadrà dopo il 4 marzo. Il rischio, oltre a quello della propaganda, è quello di smarrire il filo logico di una riflessione sulle radici dell’attuale stato delle cose, inseguendo la schermaglia alimentata dalla tempesta quotidiana delle dichiarazioni, dei comunicati, dei sondaggi, dei post sui social, in cui tutti – dico tutti – quelli che scrivono lo fanno ormai per confermare le loro scelte e per cercare di scavalcare gli avversari nella graduatoria dei like. Continua a leggere “Paulo maiora”

Razzismo liceale

Che cosa è successo alla scuola italiana se – come documenta Repubblica – può accadere che importanti Licei di città importanti cerchino di attrarre studenti con espressioni del tipo: «Tranne un paio, gli studenti sono italiani, e nessuno diversamente abile. Tutto ciò favorisce l’apprendimento» (Classico Visconti, Roma), oppure: «Gli studenti del classico hanno provenienza sociale più elevata. Ciò nella nostra scuola è molto sentito», o ancora: «L’assenza di gruppi particolari (nomadi o provenienti da zone svantaggiate) dà un background favorevole» (Classico D’Oria, Genova)? Non sono solo i contenuti di qualche brochure scritta di fretta in vista degli open day (formula di uso comune ma, si consenta, inutilmente esterofila e stupidamente inespressiva) ma testi ricavati da documenti i cui acronimi sono degni di una sciarada della Settimana Enigmistica. Continua a leggere “Razzismo liceale”

Lettera aperta a Severino Proserpio

Caro Severino, qualche giorno fa ho letto un tuo post che mi ha fatto riflettere: vi affermavi che saresti ritornato in Italia per votare le liste di Liberi e Uguali alle elezioni politiche ma che avresti espresso invece la tua preferenza per Gori nel voto per il Consiglio regionale. Continua a leggere “Lettera aperta a Severino Proserpio”

Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi

«Conviene diffidare di tutto ciò che è leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell’esistente». Quando Theodor W. Adorno scriveva queste parole correva l’anno 1944 e dal suo esilio negli Usa – dovuto alle persecuzioni degli amici degli skinhead – osservava sgomento le dinamiche sottilmente totalitarie che si andavano impadronendo delle coscienze dei suoi nuovi connazionali. Da noi, nella vecchia Europa, la liquidazione dei formalismi e delle convenzioni, da lui difesi come uno dei baluardi della dignità degli individui, non era ancora all’ordine del giorno. Nelle foto d’epoca di uomini politici e capitani d’industria, di giornalisti e dirigenti sindacali, tutti sono rigorosamente in giacca e cravatta. Nelle registrazioni dei loro discorsi, talvolta ricorrono circonlocuzioni faticose ma mai banali, la prossemica è contenuta, la battuta è un’eccezione, lo slogan è sempre denso di significato. Continua a leggere “Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi”