Vicini paranoici e sindaci disorientati

Ogni giorno, oltre ad avere la sua pena ordinaria, ne ha una supplementare. Pagine che sembrano bollettini di guerra contro la criminalità. Non quella, come si dice, “organizzata”. La ‘ndrangheta no. Quella che per anni ha controllato manu militari la piazza di Cantù, quella che si è infiltrata largamente nelle Amministrazioni e gestisce indisturbata una montagna di soldi anche da noi, quella no, non la vede (quasi) nessuno.

Ladri dovunque, ladri a destra, a sinistra, al centro. E più evochi la presenza di ladri acrobati e di mariuoli che sfondano le tapparelle del quinto piano, più sembra che ce ne siano in giro. Per fortuna,da un po’ di tempo ci sono i “Gruppi di controllo del vicinato”. La loro efficacia è indiscutibile: il tasso di paranoia delle persone è indubbiamente aumentato, la paura è davvero cresciuta. Quanto all’effetto reale di deterrenza, questo è un altro discorso. Il sito dell’Associazione che a livello nazionale coordina i gruppi locali di 650 Comuni è costretto ad ammetterlo: conta di più il vecchio cartello con su scritto “Attenti al cane”.

È bello comunque che i gruppi scoprano l’esistenza del vicinato; meno scontato che gli aderenti conoscano i vicini, se è vero che gran parte delle segnalazioni e delle relazioni tra i membri avvengono sulla Rete, ma questo è un altro discorso. Meno pacifico ancora è che tutti gradiscano i (rari) passaggi dei vigilantes improvvisati che gironzolano attorno alle loro case con un’aria smarrita e furtiva – appunto – e con la preoccupazione di essere scambiati per dei rapinatori. Come talvolta capita di pensare anche ai poveri carabinieri.

Se si osserva la mappa dei gruppi, si scopre che sono in gran parte concentrati al Nord, in particolare in Lombardia (più della metà), e quasi tutti nel triangolo tra Como, Varese e l’Alta Brianza. E allora viene il sospetto che non siano altro che l’evoluzione “civilizzata” delle vecchie ronde padane, mese in piedi con scarso successo dalla Lega quando ancora eraun partito di massa e non il movimento di opinione di estrema destra plasmato da Salvini. E, come loro, un semplice gesto di propaganda politica il cui contributo a sgominare le bande di rapinatori è tutto da dimostrare.

Allora perché, almeno da noi, c’è tutta questa corsa di sindaci del Pd a sponsorizzarli o, addirittura, a promuoverne la costituzione nei loro Comuni? Forse perché il problema dei furti nelle case esiste davvero, al di là delle amplificazioni più o meno strumentali. E poi perché, ahinoi, esiste anche un diffuso pregiudizio anti-immigrati e, potete giurarlo, sono quelli che i nostri eroi tengono d’occhio. E allora, cosa volete che faccia un povero sindaco del Pd? Tenta di cavalcare in qualche modo il fenomeno; fa di tutto per addomesticare le spinte di un’opinione pubblica aizzata da stampa e opposizione, a cui magari concede il controllo dei gruppi. Insomma, per paura che la situazione gli sfugga di mano, cerca di rappresentare lui una “destra presentabile”. Un po’ per opportunismo, e un po’, come si sarebbe detto al tempo dei ciclostili, per la subalternità culturale del suo partito. Si sa come finisce: che poi “la gente” alla copia della destra preferisce la destra vera. [Emilio Russo]

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