Viva le élite

Lo so che in politica bisognerebbe sempre accettare che la gente sia così com’è e partire da lì (lo dice sempre anche Bersani), e che bisognerebbe far finta di niente di fronte ai congiuntivi sbagliati e ai conflitti d’interesse, agli sguardi ebeti di un ministro e ai conflitti d’interesse del premier. Bisognerebbe sempre ammettere che a sbagliare siamo stati noi.

Va bene, sarà pure impolitico ma quando ci vuole ci vuole. E allora lasciate che me lo chieda: dov’erano prima? Gli haters che “bene, uno in meno” quando affogano dei bambini nel Mare Nostrum o un ladruncolo viene ammazzato “per legittima difesa”; i divulgatori seriali di fake news sulle sorelle, le cugine, i figliastri di Laura Boldrini; i killer (intenzionali, per apparire dei veri populisti?) della lingua italiana; gli storici improvvisati che “tutta colpa di quelli di prima”, da Giulio Cesare fino all’avvento di Gigino Di Maio; quelli che “Dalema, ancora lui?” sbagliando a scrivere  il nome perché non sanno neppure chi sia; i mangiapreti di ritorno del “li prendano a casa loro” (cosa che, peraltro, stanno facendo in molti, a differenza di chi li sfida incautamente a farlo); quelli che applaudono i ministri del “cambiamento” e si fanno I selfie in chiesa confondendo la coppia Salvini-Isoardi con quella Fedez-Ferragni; quelli che, pur di non vedere in giro “i negri” col telefonino metterebbero cancelli dappertutto davanti alle  chiese e non solo; quelli che ti insultano se ammetti di avere letto in vita tua un paio di libri [capirete la prudenza, visti tempi].

Sono gli stessi che rimuovono – proprio non lo vogliono vedere – che la benzina non costa affatto meno; che non si riesce a rimpatriare nemmeno 15 tunisini (altro che “in poche settimane ne rimandiamo indietro 600 mila”); che i benefits di deputati e senatori sono ancora intatti e si è minacciato – per ora solo quello – di tagliare le pensioni agli ex deputati (età media 76 anni; risparmi zero) e soprattutto a un sacco di pensionati “normali”; che le macchine blu, le scorte ai papaveri, le prebende agli amici degli amici non sono per niente diminuite; che il reddito di cittadinanza del portavoce del capo è di 170 milioni all’anno e le spese per la comunicazione (leggi: propaganda) hanno sfondato ogni record; che “il primo partito italiano” deve allo Stato – a tutti noi – 49 milioni di euro pagabili a rate da qui a 76 anni grazie alla generosità (?) di un giudice di Genova; che Lega e M5s stanno lottizzando tutto il lottizzabile senza vergognarsi di mettere amici e parenti (di Salvini) a capo degli enti pubblici, fino a istallare persino uno svizzero amico di Putin alla testa della Rai; che il casino del “contratto di governo” e le chiacchiere dei ministri ci sono già costati qualche milione di euro. Eccetera eccetera.

Sembrano saltati fuori all’improvviso, come mutanti che sbucano dalla tazza del cesso o si insinuano dalle crepe del solaio. Risalgono dai tombini e invadono le strade. Li riconosci dal ghigno che fanno quando incrociano un clochard invocando il decreto Minniti sul “decoro”. Colpiscono sulla Rete ancora prima che tu abbia finito di scrivere la parola “sinistra”. Eggià, perché i mutanti hanno i poteri speciali. Erano tra noi e non ce ne siamo mai accorti. Maledetta CIA che ha sempre negato la verità sull’esistenza degli ufo e la presenza di extraterrestri dall’aspetto normale, confusi con gli abitanti del pianeta e pronti a uscire dalle fogne a un segnale convenuto. Che sia vero che “prima” si vergognavano? Qualcuno ha detto che “quelli” erano gli ospiti del banco degli asini quando andavano a scuola e che sognavano da un sacco di tempo di conquistare la loro “egemonia culturale”.  Adesso ce l’hanno fatta. E noi qui, del tutto a torto, a sentirci colpevoli di appartenere a un’élite. Solo perché siamo diversi da loro.

Noi dobbiamo essere miti. “Dobbiamo sforzarci di capire…”. Magari dargli ragione o almeno fingere di farlo. Eccheccazzo. Forse un po’ – solo un po’ – dei nostri problemi vengono proprio dai nostri sensi di colpa, dal fatto che ci siamo piegati al mainstreamcattivista e burino dei nostri vicini di casa e di facebook. Ma siamo davvero sicuri di essere una minoranza? Che non abbiamo argomenti? Che non possiamo più dire di essere “migliori”? Che il nostro punto di vista su come va il mondo sia peggiore del loro? Che gli uomini e le donne che siamo e quelli che ci rappresentano abbiano meno qualità di “loro”, sul piano delle competenze, della cultura, della serietà? Ma se non è così, allora dovremmo evitare qualsiasi forma di sottomissione. Scuoterci e – almeno qualche volta – deciderci a mandarli al diavolo.

In fondo questi mutanti non sono altro che degli zombies. Nelle cose che dicono e in quelle – poche e disgraziate – che fanno non c’è niente di nuovo: né sogni, né speranze, né l’idea che il Paese, l’Europa, il mondo, possano essere migliori di come sono. C’è solo paura, rancore, meschinità.

Vabbè, poi ci sono anche Calenda e Orfini, ma questo è un altro discorso. Loro, da che pianeta verranno? [Emilio Russo]

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