Non basta un dormitorio per i sans papier abbandonati dalla politica

Continuo a chiedermi se la vicenda della mozione sull’apertura di un dormitorio pubblico  possa davvero rappresentare uno spartiacque per il futuro della città. Va dato atto ai consiglieri che si sono spesi lodevolmente a suo favore di avere fornito la testimonianza di un’apprezzabile sensibilità etica contribuendo a evidenziare l’insostenibilità di politiche e di atteggiamenti come quelli della giunta di Landriscina e di alcuni pasdaran della Lega rispetto alle tradizioni solidaristiche della città.

Alcuni di essi hanno anche ritenuto di rivendicare come di queste tradizioni faccia parte anche una componente della destra di cui continuano tenacemente a dichiararsi eredi e forse, in prospettiva, hanno espresso il proposito – legittimo – di affermare la loro leadership all’interno di quest’area, nel tentativo di emanciparla dall’egemonia della Lega. La focalizzazione della tematica dell’immigrazione attorno a tema del dormitorio – all’insegna dell’esperienza delle “emergenze” vissute dalla città e di quelle prevedibili- ha però il torto di concentrare l’interesse su una porzione assai limitata del mondo dell’immigrazione, rispetto a cui, se colto nella sua complessità, il tema dell’“accoglienza” è fortemente riduttivo. Intanto perché ha l’effetto di mettere in luce proprio il tema su cui si è esercitata la propaganda di Salvini, assecondando l’enfasi cercata attraverso le campagne contro i salvataggi in mare e accentuata strumentalmente con il “decreto sicurezza”. Poi perché rimuove il tema strutturale che è alla base della situazione attuale: un mondo ridotto ma “appariscente” di sans papier, e costretto a girovagare per le strade delle città privo di prospettive e a vivere di assistenza in quanto totalmente abbandonato dalla politica. Il rischio è quello di perdere di vista la necessità di un impegno per cambiare in profondità la politica sull’immigrazione. Qualsiasi riforma passa necessariamente per l’abolizione della Legge Bossi-Fini, l’attivazione di canali di selezione e di reclutamento dell’immigrazione “economica” (di cui l’Italia, a causa del drammatico calo demografico ha assolutamente bisogno), la stabilizzazione dei migranti di seconda e terza generazione attraverso l’approvazione della legge sullo ius soli, l’accertamento della titolarità dei rifugiati ad essere accolti nel nostro Paese e l’impegno a una loro distribuzione tra i Paesi dell’Unione Europea e il rimpatrio di chi non presenta i requisiti richiesti dalle leggi nazionali e dal diritto internazionale. Fermo restando il dovere di garantire l’assistenza per il salvataggio in mare di chi fugge dai lager libici attraverso la ripresa delle missioni internazionali nelle acque prospicienti le coste africane. Se si perde di vista il quadro globale, e se si rinuncia a proporlo come una piattaforma su cui impegnarsi, anche il lodevole impegno umanitario rischia di tradursi in un assist a favore di chi continua a lucrare consensi diffondendo paure ingiustificate e coltivando sentimenti francamente razzisti. Di più, la sconcertante querelle sul dormitorio rischia di diventare – e non dovrebbe essere così- una paradossale “arma di distrazione di massa” rispetto all’assoluta incapacità della maggioranza attuale di individuare e risolvere i problemi aperti nella città di Como e, ancora di più, di avere un qualsiasi progetto in grado di delinearne il futuro. [Emilio Russo]

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