Vicini paranoici e sindaci disorientati

Ogni giorno, oltre ad avere la sua pena ordinaria, ne ha una supplementare. Pagine che sembrano bollettini di guerra contro la criminalità. Non quella, come si dice, “organizzata”. La ‘ndrangheta no. Quella che per anni ha controllato manu militari la piazza di Cantù, quella che si è infiltrata largamente nelle Amministrazioni e gestisce indisturbata una montagna di soldi anche da noi, quella no, non la vede (quasi) nessuno. Continua a leggere “Vicini paranoici e sindaci disorientati”

Il pandoro, bene comune

Chi produce il bene comune? Meglio mettere un punto di domanda, quello che all’editoriale de La Provincia mancava. Non manca, invece, all’editorialista del giornale, la sicurezza della risposta: l’impresa. E come esempio, perché no? si porta la traiettoria virtuosa di un marchio tra i più celebri dell’industria dolciaria, quasi un sinonimo del pandoro. Il pandoro bene comune, se volessimo considerare il discorso come un sillogismo aristotelico. Continua a leggere “Il pandoro, bene comune”

I volti dell’umanità

Pare bello iniziare [il blog “Ciclostilato in proprio” ndr] con una buona notizia. A pochi chilometri da qui, a Chiasso, al max museo, fino a gennaio si può visitare una ricca mostra antologica di Oliviero Toscani di cui fanno parte, tra l’altro, le centinaia di scatti della serie intitolata Razza umana sostenuta anche daUnitedNation Human Rights. Continua a leggere “I volti dell’umanità”

Siamo mica qui a imbottigliare la Coca-Cola

«Scusate la mia ignoranza in questa specie di politica» (Totò).  Infatti non avevo proprio capito come si fa. Ma adesso lo so. Basta avere partecipato a qualche rally automobilistico e avere fatto qualche anno di scuola all’estero imparando non si sa che. Essere stato messo in qualche consiglio di amministrazione non si sa come e perché. Continua a leggere “Siamo mica qui a imbottigliare la Coca-Cola”

Ciclostilato in proprio

Gli anfratti della memoria restituiscono frammenti di una stagione consumata dal tempo. Allora, anche per dare un nome agli strumenti della tecnica, si mescolavano termini greci e latini.  Come per il ciclostile, da kuklos e stilus. Ancora non si esercitava l’hybris insana di violentare il linguaggio – e con esso il senso delle cose, del mondo – attribuendo agli oggetti dell’universo economico nomi creati dai popoli per significare la realtà. Come windows o apple, che da tempo hanno smesso di indicare le finestre o le mele, rendendo un po’ inquieti chi, come noi, ha appreso dalle prime pagine della Bibbia che dare un nome alle cose significa attribuire loro un senso e, alla fine, costruire il mondo degli uomini. Continua a leggere “Ciclostilato in proprio”