Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi

«Conviene diffidare di tutto ciò che è leggero e spensierato, di tutto ciò che si lascia andare e implica indulgenza verso la strapotenza dell’esistente». Quando Theodor W. Adorno scriveva queste parole correva l’anno 1944 e dal suo esilio negli Usa – dovuto alle persecuzioni degli amici degli skinhead – osservava sgomento le dinamiche sottilmente totalitarie che si andavano impadronendo delle coscienze dei suoi nuovi connazionali. Da noi, nella vecchia Europa, la liquidazione dei formalismi e delle convenzioni, da lui difesi come uno dei baluardi della dignità degli individui, non era ancora all’ordine del giorno. Nelle foto d’epoca di uomini politici e capitani d’industria, di giornalisti e dirigenti sindacali, tutti sono rigorosamente in giacca e cravatta. Nelle registrazioni dei loro discorsi, talvolta ricorrono circonlocuzioni faticose ma mai banali, la prossemica è contenuta, la battuta è un’eccezione, lo slogan è sempre denso di significato. Continua a leggere “Una città dei balocchi pensata per renderci degli allocchi”